Il Mediterraneo come mondezzaio

L'isola del Giglio
Alcune settimane fa ho visto un brutto temporale sulla riva sud del Mediterraneo, in Tunisia. „Mare Nostrum”, cosí bello, cosí carezzante con le sue onde blu dai riflessi di oro è diventato grigio sporco, scompiacente e triste. Non a caso. Il giorno dopo la riva era un’apocalisse. Non ho mai visto tante immondizie galleggianti, prodotti finali della nostra cosidetta civiltà. Al di là dello schifo, rissentivo una specie di vergogna per tutti quelli che gettano tutto quello che non gli serve piú alla culla della vita terrestre dalle lattine di birra ai sacchi di plastica, vestiti e altre cose impensabili. La situazione non è unica: i fondi del mare attorno una delle isole piú belle della Toscana, il Giglio parla della stessa irresponsabilitá. Una squadra di volontari di Greenpeace ha infatti monitorato le condizioni dei fondali dell’isola nella mattinata del 5 settembre e quello che ha scoperto ha dell’inverosimile: scarpe, lattine, bottiglie e una serie di oggetti tra cui una lavatrice e uno stereo. Insomma, una vera e propria discarica a metri e metri di profondità. Nonostante la normativa internazionale per prevenire l’inquinamento del Mar Mediterraneo abbia vietato lo scarico in mare da navi di ogni tipo di rifiuto, fatta eccezione per gli scarti alimentari, il degrado dell’ecosistema marino continua ad aumentare. Oltre ai rifiuti, sono state documentate anche anomalie dovute ad ancoraggi impropri che, secondo Greenpeace, potrebbero essere evitati con il posizionamento di boe per l’ancoraggio e l’intensificazione dei controlli sulle imbarcazioni turistiche nelle aree di maggior valore ecologico. Sulla riva tunisiana ho ripescato una dozzina di rifiuti per metterli in un container sulla spiaggia: non solo per aiutare i bagnini, ma anche per calmarmi la coscienza per gli altri. Un lavoro di dieci minuti. Se tutti che arrivano in riva al mare facessino lo stesso lavoro, un giorno il Mediterraneo e gli altri mari forse non si arrabbiarebbero piú così.

Alcune settimane fa ho visto un brutto temporale sulla riva sud del Mediterraneo, in Tunisia. „Mare Nostrum”, cosí bello, cosí carezzante con le sue onde blu dai riflessi di oro è diventato grigio sporco, scompiacente e triste. Non a caso. Il giorno dopo la riva era un’apocalisse.


Non ho mai visto tante immondizie galleggianti, prodotti finali della nostra cosidetta civiltà. Al di là dello schifo, rissentivo una specie di vergogna per tutti quelli che gettano tutto quello che non gli serve piú alla culla della vita terrestre dalle lattine di birra ai sacchi di plastica, vestiti e altre cose impensabili.


La situazione non è unica: i fondi del mare attorno una delle isole piú belle della Toscana, il Giglio parla della stessa irresponsabilitá. Una squadra di volontari di Greenpeace  ha infatti monitorato le condizioni dei fondali dell’isola nella mattinata del 5 settembre e quello che ha scoperto ha dell’inverosimile: scarpe, lattine, bottiglie e una serie di oggetti tra cui una lavatrice e uno stereo. Insomma, una vera e propria discarica a metri e metri di profondità.


Nonostante la normativa internazionale per prevenire l’inquinamento del Mar Mediterraneo abbia vietato lo scarico in mare da navi di ogni tipo di rifiuto, fatta eccezione per gli scarti alimentari, il degrado dell’ecosistema marino continua ad aumentare. Oltre ai rifiuti, sono state documentate anche anomalie dovute ad ancoraggi impropri che, secondo Greenpeace, potrebbero essere evitati con il posizionamento di boe per l’ancoraggio e l’intensificazione dei controlli sulle imbarcazioni turistiche nelle aree di maggior valore ecologico.


Sulla riva tunisiana ho ripescato una dozzina di rifiuti per metterli in un container sulla spiaggia: non solo per aiutare i bagnini, ma anche per calmarmi la coscienza per gli altri. Un lavoro di dieci minuti. Se tutti che arrivano in riva al mare facessino lo stesso lavoro, un giorno  il Mediterraneo e gli altri mari forse non si arrabbiarebbero piú così.

14 September, 2011