Il futuro è lontano

Il Pembroke College di Oxford
Il Pembroke College di Oxford

„No future” – era lo slogan dei punk che si rivoltavano contro il sistema britannico alla fine degli anni 70. „No future” – sembra che questo malumore è tornato. Abbiamo visto la guerra nelle strade di Londra, Liverpool, Birmingham e altri. Ma questa violenza è solo il superfice. Le prospettive diventano sempre più deboli anche per quelli che cercano di entrare all’università.


Secondo il Financial Times quest'anno la speranza di entrare nelle università è diffusa fra più persone che nel passato per tre elementi: il primo è la debolezza del mercato del lavoro fra i giovani, con la disoccupazione che tocca il 18 % fra le persone di 18-24 anni (dato complessivo del 7,9 %). E com'è ovvio l'università tradizionalmente garantisce più possibilità in un mercato difficile. Il secondo è il baby-boom che raggiunse il massimo nel 1992, e che oggi porta a contare un numero più alto di giovani nell'età dell'accesso e quindi di richieste. Il terzo è il forte aumento delle tasse universitarie previsto per l'anno prossimo: anche chi potrebbe rimandare preferisce iscriversi quest'anno per risparmiare oltre cinquemila sterline.
Il massimo dell'interesse è senz'altro nella scienza: matematica, fisica, biologia, ingegneria e tecnologia sono considerati l'orizzonte più promettente per gli studenti del Regno Unito. La sola matematica ha registrato un aumento del 7,8 per cento fra gli studenti che hanno ottenuto l'ammissione. Dal 2005 l'aumento totale per la matematica è pari al 57 per cento,.


Secondo Imran Khan, direttore della Campagna per la scienza e l'ingegneria, c'è un aumento di attenzione verso i soggetti scientifici, "sempre più importanti per l'economia e per la nostra società". In diminuzione invece gli studi umanistici:  un declino netto è registrato dall'interesse per la lingua Francese, mentre il Cinese è in fase di boom.


Un tema di polemica è anche la proporzione degli studenti provenienti da scuole private: lo stesso ministro per l'Università, David Willetts, ha espresso preoccupazione sul tema. Il punto è che gli studenti delle scuole pubbliche potrebbero essere spinti a scegliere facoltà diverse da quelle preferite, proprio per la diversa valutazione di ingresso. Alla fine, le università saranno comunque costrette a lasciar fuori anche molti richiedenti che hanno superato i test d'ingresso: l'anno scorso erano stati 52mila studenti a fare richiesta per i 46mila posti rimasti dopo la prima selezione, quest'anno, ha detto al "Times" la responsabile del Servizio di ammissione all'università e al college, Mary Curnock Cook, saranno 136.500. In pratica, gli studenti idonei ma esclusi saranno 90mila.

12 September, 2011