Green Gold Bank VIII. - Il musicista di strada

Green Gold Bank VIII. - Il musicista di strada

Leo aveva degli atti imprevedibili, ma non poteva essere accusato de non essere puntuale.

Non gli é mai capitato di essere in ritardo a un incontro, si trattasse d’affari o privato. Generalmente partiva in tempo, pensava che é sempre meglio di aspettara che di essere atteso. Era cosí anche questo pomeriggio, quando si pressó al museo. Andó col metró, perché talvolta aveva bisogno di sentire l’énergia della folla.
Per fortuna era di una mezz’ora d’avanza, perché non resisteva mai a un buon musicista di strada. Dieci anni prima anche lui suonó, col suo ardore abituale et per questo era molto felice di ascoltare i trovatori dei sottopassaggi. Non soltanto per la musica, invidiava un pó anche la loro libertá.
Una giovane coppia suonava in uno degli angoli. Il ragazzo in giacca di jeans, il braccio tatuato, una specie di hippy suonava bene la sua chitarra, accanto a lui cantava una ragazza formosa, ma gustosa, con una vocione eccitante. Leo sentó che conosceva la canzone, ma non le riconosció. Era come a meta-strada tra Bob Dylan e Neil Young. Come il credente che non dimentica di dare qualche moneta alla cassetta della chiesa, sentiva sempre il dovere di dare soldi a questi menestrelli moderni, e a questa abitudine non era contraria nemmeno la severa Rose. l’ha accettava piuttosto come il segno della purezza infantile di Leo. Cosí prese un biglietto dalla borsa e lo mise nella custodia aperta della chitarra.
Si rese conto soltanto allora che era un GGB.
Lo prese sicuramente per mostrarlo al vecchio ramaio. Ma le mise nella tasca superiore della sua giacca, ben piegato ed era lí. Ma l’altro come era su di lui?
Forse le prese per  caso durante l’ultimo gioco. Sicuramente qualcuno le lascio sulla tavola.
Si sentó imbarazzato. Una folla intornava i musicisti. Riprendere o no? Cominciare a spiegare che é soltanto un biglietto di gioco, si é sbagliato, adesso vorrebbe dare un vero? E che dire si gli farebbero delle domande? Era forse la prima volta che sentiva: sarebbe incapace di dare delle risposte giuste. Lasció perdere il GGB.
Era giá sulla partenza ma a questo momento una corda dalla chitarra si rompó. Il musicista chiedó scusa, ma uno degli ascoltatori, un ragazzo piuttosto stracciato, che tra qualche anni prenderebbe il suo posto, proposó di andare al magazzino a 50 metri di distanza per comprargli una corda. Il musicista lo ringrazió e chiese di prendere un biglietto dalla custodia. Il ragazzo prese il GGB senza esitazione.
I piedi di Leo s’incollarono al suolo. Sarebbe stato meglio di scomparire in silenzo, prima che qualcuno scoprisse che il biglietto di gioco era suo. Ma quando riprese il suo stato d’animo, il ragazzo arrivó con la corda, il chitarrista la posó e cominció una nuova canzone che era strana per gli altri ascoltatori, peró Leo la conosció bene.
„Far across the ocean
In the land of look and see
There once was a time
For you and me

Where the winds blow sweetly
And the easy seas flow still
And where the barefoot dream of life
Can laugh and cry it's fill

Where slot machine confusions
And the plastic universe
Are objects of amusement
In the fiction of their curse

And where the crazy whiteman
And his teargas happiness
Lies dead and long since buried
By his own fantastic mess

For I hate the whiteman
And his plastic excuse
For I hate the whiteman
And the man who turned him loose...”
Non rimaneva piú che cinque minuti a Leo per arrivare al museo.
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17 August, 2013